Nell’agosto del 1999 ho seguito il sito web ufficiale della Juve, www.juventus.com, per conto della Pangolin/Sportal.

Alessandro Del Piero stava per rientrare dopo l’intervento di ricostruzione dei legamenti del ginocchio sinistro e la dirigenza bianconera voleva lanciare il sito. La prima intervista, davvero esclusiva, col campione juventino è opera mia…
Daniele Boaglio seguiva l’ufficio stampa del club e faceva da filtro e tramite. Dopo una lunga attesa Del Piero arriva nella saletta dove lo aspettavo con registratore e notebook. Un po’ assonnato decide di concedermi qualche minuto: l’intervista dura circa un’ora e mezza. Ho scoperto un personaggio eccezionale: curioso, lucidissimo, umano.

Di seguito la trascrizione (in copia&incolla) dell’intervista che è stata pubblicata a fine luglio del 1999.

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E’ tornato. Abbronzato, tirato a lucido, quasi splendente, pronto per i riflettori del grande calcio. Nelle brevi partite di allenamento fa intravedere la sua enorme voglia di essere di nuovo lui: l’Alessandro Del Piero dei tempi migliori. Si muove ancora con un pizzico di cautela, ma ogni tiro, ogni pennellata, ogni movimento fa sussultare i tifosi. E anche Alex avverte di nuovo l’energia giusta, la forza amica, la voglia di urlare al mondo la sua rinnovata presenza. Non è il ritorno dello Jedi. E’ di più per il popolo bianconero.

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ADP – Avverto una grande attesa nei miei confronti, ma devo dire che quest’attesa fortunatamente c’è sempre stata. Dico fortunatamente perché vuole dire che ho sempre fatto le cose per bene e la gente si aspetta qualcosa di grande, qualcosà in più che proverò a dare. Questa attesa ti da la possibilità di essere sempre in prima fila. E questa è una cosa importante. Vincere aggiunge qualcosa, ma anche essere protagonisti lo è. Il contratto ha aperto una fase della mia vita molto importante. E’ il momento della maturità, delle conferme. Ho pensato soprattutto a guarire dall’infortunio al ginocchio e a trovare una soluzione per cui sia io che la Juventus siano contenti.

D- Ti piace essere al centro dell’attenzione?
ADP -  Ogni stagione, direi ogni partita, cambia il modo in cui vedi le cose. Non è che mi piaccia essere al centro dell’attenzione, ma l’esserci significa che il tuo lavoro è corretto, che i tuoi sforzi vengono ripagati, che testa e gambe portano ad un risultato positivo. E’ una gratificazione. Il successo, l’essere protagonisti è una conseguenza.

D-  Sei quasi pronto a rientrare in campo. Quali obiettivi hai per la stagione?
ADP -  Il primo è stato raggiunto: allenarmi con i compagni e ritrovare l’entusiasmo e l’incitamento dei tifosi. Il ginocchio va sempre meglio, ma sono fermo da un anno, praticamente. Vorrei tornare ad essere il Del Piero di due stagioni fa. Prima possibile.

D- Hai la pazienza per aspettare o hai paura di voler strafare?
ADP -  Io sono paziente. Ho sempre avuto fiducia. Negli ultimi due mesi ho faticato a frenarmi perché vedevo che il ginocchio rispondeva bene, che riuscivo, finalmente, a fare cose che quasi mi ero dimenticato di poter fare. Senti che sei vicino alla forma perfetta, ma avverti anche che non devi esagerare. Il fatto di essere già in discreta forma per l’avvio del ritiro è confortante. Mi ero messo il cuore in pace per la stagione passata, ma sapevo che per la nuova stagione sarei stato di nuovo a posto.

D- Per la Juve è stata una stagione deludente. Come hai vissuto questi mesi?
ADP -  Rimbalzando tra la mia situazione fisica e quella di compagno di squadra spettatore. Ero spesso via e facevo fatica a dare un apporto morale continuo. Mi sentivo impotente, frustrato sia dall’infortunio che dalla magra stagione dei miei compagni. Ho cercato quanto prima di calarmi nella nuova realtà che stavo vivendo, quella di infortunato, perennemente in viaggio tra operazioni, verifiche, terapia e rieducazione.

D- Cosa ne pensi dei nuovi bianconeri? Chi sarà la sorpresa?
ADP -  Non saprei. Molti di questi giocatori li ho incontrati da avversario e sono tutti di ottima qualità. Alcuni arrivano da grandi squadre, ma tutti dovranno rapidamente adattarsi ad un nuovo mondo: quello della Juventus. Sarà importante che riescano ad adattarsi rapidamente a questa nuova realtà, a obiettivi altissimi e pressioni notevoli sia in campo che fuori. Dovremo dargli una mano ad adattarsi rapidamente. E poi sul campo dimostreranno quello che valgono.

D- Qual è l’identikit del tuo compagno di squadra ideale? Chi ti smarca ad occhi chiusi o che ti da una mano per alleggerire il pressing avversario?
ADP -  Difficile da dire. E’ soprattutto una persona che sa aiutarti in campo e fuori. Che ti rimprovera nel modo giusto e ti consiglia quando è necessario. Che ti incoraggia e ti sostiene quando ne hai bisogno. In ogni caso è necessario aiutarsi, quando si fa parte di un team. Bisogna capire gli sfoghi, accettare le scuse, convivere con gli screzi e esultare assieme. Tutti sono importanti nel creare un gruppo vincente. Forse il compagno di squadra perfetto è quello che interpreta al meglio il concetto di squadra in campo e fuori. E’ il gruppo che vince. Il singolo aiuta, magari trascina, ma è il collettivo che conta. Capita spesso che a vincere non sia la squadra più brava, ma la squadra più forte, la squadra più… squadra. Un po’ come il Milan della scorsa stagione.

D- Sempre più giocatori vanno a giocare nei campionati britannici. Per quale motivo, secondo te?
ADP -  Da quando le frontiere sono aperte è stato più facile muoversi e valutare offerte dall’estero. E’ anche vero che il campionato italiano resta il torneo più difficile, più competitivo del mondo, ma che ci sono campionati esteri di livello altissimo. Il calcio inglese è entusiasmante per intensità, calore dei tifosi e sportività in campo e fuori. Mi piace guardare le partite in TV, ma anche da giocatore, vivere in campo le sfide con le squadre britanniche è un esperienza esaltante. A volte ti viene la pelle d’oca per l’entusiasmo, i cori, i boati dei tifosi. Puoi essere avanti di tre gol, ma i loro tifosi continuano a incitare con la stessa foga. Il loro giocatore fa un tackle perfetto e scatta il boato. Esci dal campo e gli applausi per le due squadre sono sempre convinti.

D- Non ti sembra di vivere in un sogno?
ADP -  E’ un effetto strano. Sono ancora molto giovane e sono arrivato dove sono velocemente. Non mi sembra passato molto da quando io avevo cinque anni e impazzivo per i miei beniamini. Ora la situazione si è ribaltata e fare un autografo ad un bimbo è una gioia che capisco e una grande soddisfazione. Mi rendo conto che sono un esempio e che devo anche pesare i miei gesti e le mie parole. Fa parte del mio essere giocatore della Juventus. Ricevo molto e devo dare altrettanto.

D- Riesci ancora ad andare a mangiare una pizza con gli amici?
ADP -  Fortunatamente a Torino si riesce a vivere tranquillamente. Devo stare attento agli orari e ai posti, ma in genere si riesce a stare tranquilli. La gente, i tifosi, rispettano la mia privacy, ma capita che qualcuno mi chieda l’autografo, o mi guardi per tutta la serata. Fa parte della mia vita come sportivo famoso.

D- Vacanze ideali: dove le passeresti?
ADP -  Al mare, sicuramente. Poltrendo e impigrendomi per un po’ di giorni e poi facendo sport, imparando nuove cose, nuovi sport e comunque muovendomi.

D- Di quale sport avresti voluto essere un asso?
ADP -  Basket. Con venti centimetri in più avrei voluto imitare Michael Jordan. La NBA è il massimo e mi piacerebbe andare a vedere una partita dal vivo, prima o poi. Anche in Italia non scherziamo, però. La vittoria agli Europei mi ha davvero entusiasmato.

D- Altro?
ADP -  Ho rispetto e ammirazione per tutti gli sport e gli sportivi. Perché fanno bene qualcosa che io non so fare, perché danno il 100% sempre anche se il loro sport non è così conosciuto, perché in generale fanno con passione qualcosa che li soddisfa e li rende realizzati.

D- La casa ideale che vorresti avere, cosa dovrebbe contenere?
ADP -  Se mi calo nella realtà in cui vivo posso dire di aver già individuato una casa che si avvicina molto al mio ideale.  Come sogno… difficile dire un luogo particolare, più facile immaginare cosa vorrei dentro, anche se non c’è nulla di assolutamente necessario in più di quanto una bella casa possa già offire. Potrei volere una sala cinema, con un mega impianto DVD, ma soprattutto vorrei cose e oggetti utili, che mi piacciono e che in generale mi facciano sentire a mio agio. Io sono sempre in giro e quando torno a casa voglio sentirmi a mio agio, voglio un posto dove vivere in tranquillità.

D- Che rapporto hai con la tecnologia?
ADP -  I computer li conosco solo superficialmente, ma mi piacerebbe saperli utilizzare meglio. Nel periodo in cui viviamo tutto cambia rapidamente ed è difficile stare al passo, anche se sono molto curioso e mi interesso di tante cose. Mi accontento di un utilizzo più superficiale, da normale utente, non da vero appassionato.

D- Come ti coccoli? Cosa ti regali per premiare una parte di te stesso?
ADP -  Ci sono alcune cose che mi piace curare, visto che ne ho la possibilità: ad esempio la casa dove vivo. Mi piace acquistare oggetti che magari non sono indispensabili, ma che mi danno soddisfazione, che mi fanno sentire davvero a casa. Poi ci sono i  motori, e anche l’abbigliamento. Queste sono le tre cose che mi fanno spendere di più.

D- Tra poco tornarai in campo. Sarà una specie di debutto?
ADP -  Assolutamente sì. Avrò la pelle d’oca, ma già a Chatillon, il fatto di essere con la squadra e di avere già tanti tifosi che vengono a vedere gli allenamenti mi ha emozionato tantissimo. Cerco di restare tranquillo e sereno, di lavorare bene e di recuperare presto la forma migliore. Sto ritrovando la gioia di toccare il pallone, di stare con i compagni, di sentirmi in grado, finalmente, di calciare. Tutto questo mi emoziona, mi dà gioia.

ADP -  Faccio fatica a parlare di me stesso. Cerco di tenere le cose che riguardano la mia vita privata fuori dalla sfera sportiva e non mi piacciono le domande troppo personali. Mi rendo conto che in tanti sono interessati a conoscere meglio la mia vita, visto che sono un personaggio pubblico e un calciatore famoso, ma io sono molto geloso del mio lato ‘privato’.

D- Internet: ti piace? Cosa ne sai?
ADP -  Mi piace molto e ho avuto occasione, grazie ad amici, di seguire avvenimenti sportivi in tempo reale su internet. Due anni fa passavamo ore a guardare il sito della NBA durante le finali. Erano in piena notte e quindi al mattino andavamo a cercare i risultati, le statistiche, i video. Fantastico, anche se mi piacerebbe esplorare meglio il mondo on-line!

D- Hai un messaggio per i tifosi che non vedono l’ora di rivederti in campo?
ADP -  Spero che le loro aspettative, che coincidono con le mie, vengano rispettate: che Del Piero possa rientrare in campo nel modo migliore e nella forma migliore possibile.

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