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Walchhofer Ama Bormio.

Bormio e Coppa del Mondo. La storia continua?

Walchhofer Ama Bormio.

Walchhofer Ama Bormio. by Pentaphoto

Anche quest’anno ho dovuto leggere le polemiche effervescenti che la gara scatena. Troppo spesso polemiche poco comprensibili. In questi giorni, sulla Provincia di Sondrio, si sono alternati alcuni commenti. I più taglienti a firma Mario Cotelli.

Vorrei provare ad aggiungere alcuni elementi.

1)      “La gara è stata un flop senza precedenti: 521.000 ascoltatori su Raisport, 23.000 su Eurosport” scrive Cotelli. Dati confermati da Roberto Nosotti di Infront. Si mette per l’ennesima volta in discussione la portata promozionale dell’evento.

  1. Scordiamoci i dati di ascolto del passato. Con il passaggio al digitale terrestre e la diffusione del satellite si è passati ai micro-ascolti. Negli anni della Valanga i canali erano due o tre. Nell’era Tomba una dozzina. Ora un migliaio. Solo in Valtellina i canali ricevibili sono triplicati. Quindi i confronti con il passato non  solo non reggono, ma lo scenario è profondamente diverso.
  2. Lo sci non lo caga più nessuno (scusate il francesismo). L’età media degli sciatori è in aumento anno dopo anno. Sciare è scomodo e costoso. L’evento agonistico in tv è poco attraente, troppo lungo e noioso. La programmazione sciistica è sempre più rarefatta e limitata ai canali tematici (vedi i microascolti), mentre nel passato è stato possibile godere del martellamento di Rai, Mediaset, Telemontecarlo, Tele Capodistria, Televisione Svizzera, Tele+. La gara era live su tre emittenti in lingua italiana. Le rubriche di approfondimento erano  tre o quattro (non ricordo l’approfondimento RAI, ma ricordo bene Obiettivo Sci, Pianeta Neve, TMSci (;-D). Mancando la TV, sono mancati i giornali. A Bormio, dei tre giornali sportivi era presente la Gazzetta dello Sport e Tuttosport. Dei giornali nazionali più importanti: nessuno. Corriere, Repubblica, la Stampa assenti. Negli anni ottanta ci sarebbero stati almeno 20 giornalisti italiani a rappresentare agenzie e quotidiani. Oggi sono 6 o 7. Compresi i colleghi delle testate locali. Continua >
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Coppa del Mondo: quale futuro?

Antonio, che mi ha beccato su facebook, mi fa questa interessante domanda:

Non so se hai letto le proposte di Giorgio Rocca su La Gazzetta dello Sport per rivitalizzare la coppa del mondo di sci. Vale a dire un circuito con decine e decine di gare come nel tennis e punteggi diversificati a seconda dell’importanza della competizione a cui si partecipa e, dice Rocca, anche del livello degli avversari.

Ecco, pensi che sia una cosa fattibile in un futuro non molto lontano oppure è proprio un progetto irrealizzabile?

E secondo te, con un simile progetto che ammetto essere suggestivo almeno sulla carta, pensi che lo sci ne guadagnerebbe in popolarità ed interesse rispetto ad ora oppure no?

 

Sento discutere di queste cose da anni. Le discussioni con Mario Cotelli sull’argomento sono sempre state molto accese. Mario ha sempre avuto fiuto e in questo caso ha spesso parlato di necessità, da parte della Coppa del Mondo, di cambiare… per non sparire.
Nelle discussioni si parlava di una stagione che si chiude verso natale, con una grande finale, dopo un anno esatto di gare e di sfide. Da gennaio, con le grandi classiche, all’estate nell’emisfero sud, ecc. ecc.

Bella idea.
Torniamo alla nostra realtà. C’è una Coppa del Mondo superaffollata. Con un calendario ammazza atleti. C’è una Coppa Europa che non ha visibilità e che potrebbe essere valorizzata.
Alcune idee:

  • Gare di Coppa con meno atleti (30-40 al massimo) e niente gare infrasettimanali.
  • Gare di Coppa Europa con partecipazione più qualificata che permettono ai concorrenti di muovere in ‘tempo-reale’ la WCSL e quindi di qualificarsi per la gara di Coppa del Mondo successiva.
  • Gare FIS a inviti con lo stesso sistema e un coefficiente di punti più basso.

Bene, no?!? Qualche anno fa ne ho parlato in modo abbastanza approfondito con Gian Franco Kasper e lui era d’accordo sul fatto di dover rinnovare il ‘sistema Coppa’. Ma c’è un problema. Le Federazioni Nazionali. C’è un problema che non è la FIS, e nemmeno chi la governa. Molte nazioni, infatti, non vogliono rinunciare ai loro contingenti di partecipazione in Coppa del Mondo. Un superG con i migliori 30 potrebbe avere (magari più in passato che oggi) 10 o più austriaci. Ogni squadra dovrebbe poter portare non più di 6-7 atleti.

Poi c’è il problema delle ‘small nations’ i tanti elettori federali che contano poco sulla neve dello sci alpino, ma moltissimo nella designazione delle località iridate. Queste piccole nazioni rischierebbero di sparire dalla Coppa del Mondo perchè comunque i 30-40 partenti devono essere al massimo tra i primi 50 al mondo!

Quindi: l’idea di Giorgione non è niente male! Per quanto riguarda la (ri)crescita del fenomeno sci… il tutto è legato alla televisione. Banale. Ma vero.
A cavallo tra gli anni ’80 e i primi ’90 potevi scegliere dove vedere lo sci (a seconda delle zone geografiche). RAI, TMC, TSI, Capodistria. Con ore e ore di dirette. Pre-gara di mezz’ora. Interviste ai protagonisti italiani e stranieri. Alphand, Kosir, Aamodt, Girardelli e tanti altri erano volti noti. Conosciuti. Ricordo un pezzo di autostrada tra Affi e Ponte Gardena in cui mi sono messo alle calcagna della Citroen station di Marc Girardelli e ricordo la quantità di gente che lo affiancava per salutarlo, applaudirlo.
Ora Raisport o Eurosport. Senza programmi di supporto. Senza pre-gara o post-gara. Spesso senza interviste. E quando ci sono si vedono quasi solo gli azzurri.

Questa è una prima differenza.
Poi il costo dell’accesso ai diritti TV. Che impedisce, o ostacola, la diffusione dello sci in un momento così critico.
Sono passati vent’anni dall’era Tomba e quella miracolosa epopea è irripetibile.
Sono curioso di vedere se le Olimpiadi su Sky riusciranno a spingere in qualche modo questo fenomeno, ma una paytv, satellitare, non ha la dirompente forza di “rincoglionimento” di massa che mammarai poteva imporre nel passato. Una volta erano 6/7 i canali guardabili e sullo sci ci finiva anche la casalinga di Voghera. Oggi i canali sono centinaia. E trovare lo sci non è facile.
E mi manca molto il fatto di non potermi rincoglionire con lo sci come con i Gattai, i Cotelli, i Coppi, i Focolari e i Sandri Vidrih.

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